Vincenti e perdenti

Siamo tutti convinti di conoscere perfettamente la differenza tra periodo di guerra e periodo di pace.
Ma da un po’ io non ne sono più molto sicura. La differenza mi è diventata difficile da vedere.
La guerra, un tempo prevedeva: un’aggressione per degli interessi, un aggredito e i due eserciti in opposizione, più eventuali alleati con il loro tornaconto.
Ora, noi siamo tutti pronti a maledire Mussolini per essersi accodato a Hitler e invece ad innalzare agli onori e alla gloria Camillo di Cavour per essersi accodato alla Francia.
Ma anche adesso ci accodiamo a qualcuno, no?
Siamo accodati allo Zio Sam, all’esercito USA che, per l’appunto, ci usa e ci sposta dove gli pare. E il nostro tornaconto? Morti ammazzati, la crisi economica che ci piove come fossimo colonie Americane e il resto dell’Europa che ci snobba, perché altri immigrati non ne vuole. E due ragazzi incastrati in India, che da due anni non vedono le loro famiglie.

Noi siamo in guerra, ma non per nostro tornaconto né per nostra scelta; se ne avessimo un vantaggio, non staremmo tutti a lamentarci, o sbaglio?
Dunque, quando mi vengono a parlare di tempo di pace e di guerra, io penso ad una lunga serie di passaggi intermedi, che vanno dalla neutralità assoluta (vale a dire non mandare neppure un proiettile a combattere) alla guerra totale, casa per casa, tipo nei Balcani, fino alle visioni apocalittiche tanto care ai film pacifisti.

Ricordo che quando iniziò la guerra in Iraq contro Saddam Hussein, tanta, tantissima gente si ricordava perfettamente dei tempi della fame e delle ristrettezze. Così ci fu un vero e proprio assalto ai supermercati, per la paura che, partecipando ad una guerra, sebbene come scagnozzi subalterni dei subalterni, le conseguenze ci sarebbero piovute in testa sotto forma di bombe come l’ultima volta.

Per fortuna o per disgrazia, qui in Italia ci sono basi NATO un po’ ovunque, e gli Americani qui si sentono i padroni di casa, disinvolti anche senza sapere una parola di Italiano. Così per proteggere quelle basi, probabilmente siamo protetti anche noi.

Ma è da allora che mandiamo i nostri ragazzi un po’ qua e un po’ là nel mondo, appresso alle stelle e strisce, con la storiella di portare la pace.

Questa storiella piace tanto agli Americani, che se la ripetono e se la cantano, fino a crederci davvero, mentre a noi arriva propaganda sotto forma di film, fumetti e tanto altro. La propaganda di guerra riceve cospicue sovvenzioni da parte dello Stato, in America: basta che appaiano delle uniformi.

Tutti conosciamo Capitan America, ma in pochi sanno che esiste, in varie versioni per di più, anche un Capitan Italia…

Con la scusa di portare ora la civiltà, ora la pace, ora il benessere, arrivano e spadroneggiano, come se perfino la Luna stessa appartenesse all’America, come amavano dire i filmini per le scuole negli anni ’50…
La loro arroganza è ben mascherata dai grandi ideali, dall’entusiasmo di una gioventù coltivata alla gara e imbottita di pregiudizi sulle categorie sociali e sulla leggenda del Perdente e del Vincente.
Essere vincenti o perdenti presuppone che tutti si parta dallo stesso livello, non importa se uno vale 10 è l’altro vale 100;  presuppone che tutti si abbia le stesse opportunità. Allora, se tutti saranno parificati, dipenderà solo dalle forze e dall’impegno di ciascuno il successo il fallimento nella vita.

Ma veramente gli USA sono questo paradiso di opportunità che vogliono da sempre far credere al mondo?
Tutti abbiamo visto i Simpson, e conosciamo bene Homer che grida a casaccio “USA! USA!”, quando ha ragione e soprattutto quando ha torto; tutti leggiamo libri e vediamo film sui quartieri popolari, dove la legge arriva fino ad un certo punto, e la sopravvivenza non è un termine colorito ma la realtà.
Dunque non possiamo acquisire questo modo di pensare che taglia a metà l’umanità intera come un bimbo fa alla lavagna con “bravi” e “cattivi”. Una divisione così è infantile.

Più che altro vale la regola che chi vince ha ragione, chi vince decide la storia, chi vince scrive i libri e i racconti a propria immagine.
Anche quando ha torto marcio; anche quando ad Obama danno il Nobel per la pace e anche quando il mondo è andato economicamente a catafascio per colpa sua.

Insomma, gli USA sono notoriamente il Paese più bellicoso al mondo. Partono adesso le sanzioni per la Russia. Ma stiamo scherzando?
Cosa vogliamo sequestrare alla Russia? La neve? Le balalaike? Le lettere in cirillico?
E noi perché dovremmo inimicarci uno dei pochi Paesi europei che ancora ci rispetta?
L’Italia non è energeticamente indipendente; i nostri interessi sono diversi da quelli del ‘padrone’.
E invece di mandare qualche testa di cuoio a liberare i marò, dobbiamo metterci in coda, ad aspettare nuovi ordini e ad approntare nuova gente da sacrificare.

Dunque non vedo più una divisione così netta tra guerra e pace; facilmente, prima del 1990, anno della guerra contro Saddam, la pace vera c’è stata.
Non mi pare che abbiamo mandato i nostri nella guerra tra Iran e Iraq. Di prima non so niente, non c’ero…
Poi di colpo a molta gente venne il panico, perché aveva visto un mondo più serio, dove chi mandava i soldati era in guerra veramente.

Adesso tutto si è sfumato.

Nei TG raccontano escluisivamente cronaca, sbattuta in faccia alla gente con un tono da giornale scandalistico e con toni “carnosi” quasi imbarazzanti, molto simili al pornografico, titolati in modo che tutti si salti sulle sedie al solo sentirli!

Le vicende della guerra ci vengono poste in modo maldestro, tagliato, incompleto. Tutto fatto apposta per non farci sapere la verità e tenerci buoni per il ‘padrone’.

Ci riportano delle scappatelle del politico straniero, delle battute scientemente scomode di Berlusconi, e invece di rispondergli “Taccia lei che è in agonia!” tutti si scandalizzano… come se fossero davvero queste le cose importanti.
Un tempo a pochi gossippari pettegoli importava delle avventure più o meno squallide del politico o del nobile da rotocalco. Ma finiva lì.
Ora paiono tutti voler fare i moralisti, e si sente sempre nell’aria “Che tempi, signora mia!”.

Già, che tempi. Ma non per l’immoralità, ma per la mancanza di una regola umana.
Vince chi la spara più sensazionale, non importa il contenuto; vince chi si erge sugli altri per mostrare la propria integrità, e non importa se ha speso 200 euro di paste al bar o di mutande verdi o di squllo di lusso, e le ha messe in conto al partito.

C’era una canzone di P!nk che diceva che “non è facile vivere durante la Terza Guerra Mondiale”.
Beh, forse lei Americana sapeva già allora cose che scopriamo solo adesso.

Noi siamo le colonie e possiamo essere intercettate senza ribellarci; possiamo accettare che le nostre informazioni private e sensibili siano al vaglio del Grande Fratello Americano. Viceversa no, eh eh, perché loro lo fanno per la libertà e per i grandi ideali… già: i PROPRI.

Noi siamo quelli che festeggiano il fatto di aver perso la guerra con il nome di Liberazione.

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