Colpevole, fino a prova contraria

Ora cominciano i Campionati Mondiali di calcio, ma, come avrete notato certamente, già sono cominciate le polemiche: costruire enormi stadi ed impianti al fianco delle favelas? Ah, che orrore!

Personalmente non mi piace il contrasto tra la ricchezza e la povertà, e vedere delle modernissime strutture affiancate a baracche sovraffollate fa un certo effetto.
Ma, potrete convenire con me, chi abita in grandi città questo lo vede ogni giorno: il barbone che dorme sotto i monumenti, i turisti che si devono destreggiare tra gli ambulanti, e nessuno che parli Italiano, per non parlare dei condomini, dove porta a porta abitano le più diverse famiglie.
Dietro ad un uscio si può sentire la TV accesa, il tintinnare dei piatti, gente che ride e che scherza, mentre dietro quello di fronte regna il silenzio, quando non ci sono grida che gelano il sangue.

Non è colpa delle città, non è che radiamo al suolo Napoli o Milano perché gente di mondi differenti si trova a vivere a stretto contatto.

Inoltre, permettetemi anche una piccola riflessione: piuttosto che impedire la costruzione di impianti nuovi che attireranno denaro e ricchezza, per non parlare di pubblicità, non è il caso di impedire la costruzione di nuove baracche e di salvare il salvabile, per migliorare la vita di coloro che già sono poveri?

Vedo commenti, sento polemiche: certi personaggi grigi, alla Monti, se la prendono con il calcio.
Se la prendono con il divertimento e la distrazione.
Secondo il loro metro, non è la povertà il problema, ma che la gente voglia evitare di pensarci per un po’, divertendosi.
Come se dimenticare per un attimo le tragedie del mondo equivalesse a ignorarle per sempre.
Allora il problema pare essere lo spasso, il divertimento, anche e soprattutto quello sano: come, tu osi scientemente scegliere di vedere il calcio, mentre sull’altro canale c’è la vita disgraziata dell’immigrato del quartiere!?

Non è il calcio il problema. E la vita dovrà continuare, magari in maniera vivibile, se non è chiedere troppo.

Per quel che mi riguarda, il mio sogno segreto, uno dei tanti rimasti tali (sogni e segreti) è sempre stato adottare bambini, sia qui che a distanza. Ma non avendo due soldi in tasca e dovendo stare ancora a parassitare sulle spalle dei miei a causa del fatto che i datori di lavoro offrono schiavitù, per di più in un neo-Inglese che non capisco, benché io conosca perfettamente l’Inglese, non posso permettermi di adottare neppure un gatto. Né qua né a distanza.

La gente che si diverte non è vista di buon occhio. Sono tuttavia viste con favore le macchinette mangiasoldi dove non si vince MAI (perché mai si recupera tutto ciò che ci hai speso dentro, a meno di non spaccarle con un piede di porco); sono fintamente osteggiate quelle pratiche di divertimento dove la testa viene portata all’oblio (sei un ubriacone o un drogato? sei un malato, lo Stato ti passerà il metadone, ti manderà dall’amorevole psicologo, dallo psichiatra che ti darà le pillole che abbattono un mammuth e vedrai gli SMILE dappertutto…).

Chi si diverte coscientemente, invece, è pericoloso, difficilmente manipolabile, difficile da controllare; chi riflette, all’ultimo istante decide di non gettarsi nel pozzo con gli altri, e lo schema perfetto, esteticamente preciso ed equilibrato va a farsi benedire.

La gente non è un mucchio di scatolette: non si deve essere per forza uguali, allineati e coperti.
Quando l’oscenità impazza, essere pacati e moralmente integri diventa strano; mi verrebbe da dire: sii un’oscenità di fronte agli osceni!

Quando dimostri una qualche normalità, o anche di averne solo il concetto, sentirai immediatamente cori di persone a domandarti cosa e normale, ma non vorranno sentire la risposta; vorranno invece dimostrarti come sei gretto a non mettere in dubbio il concetto stesso di normalità. E alla fine sarai tu bollato come razzista, perciò ‘anormale’ all’interno dell’ampio gruppo dei ben-pensanti.

Divertirsi non è un obbligo né ci sono delle regole e delle prescrizioni da seguire.

Non è il divertimento la marca del diavolo.
Non è il ridere il ghigno del diavolo.

Il diavolo è grigio, vuole un mondo ordinato, file e code per i moduli, tutti sistemati e prevedibili, come dentro un bel magazzino, asettico, dove le etichette sono uniformi e indistinguibili; vuole che, per pagare esose ed inique tasse, si vada di persona a cercare gli sportelli, e dire grazie allo Stato per aver legalizzato il pizzo e non dare niente in cambio.
Il diavolo è quello che ci impone delle prediche su quanto siamo cattivi e ingrati, che ci accusa di essere un popolo di evasori, per il fatto di non apprezzare di poter ANCORA vedere il calcio alla TV.

Già, ma un tempo sulla Rai si vedevano tutte le partite, non una ogni tanto. Adesso c’è la stessa quintalata di pubblicità che c’è su Mediaset, perfino quella durante il match, per non parlare di quella bestemmia oscena e disgustosa di quel “reloaded” piazzato addosso al povero Carosello… dove peraltro le scenette sono di una tristezza e uno squallore d’autore.

Le scenette precedenti all’amichevole con l’Irlanda, le avete viste?

Perché dovrei ridere di una coppia di genitori che si nasconde per non aiutare i figli? Perché dovrei aver piacere nel vedere una madre rispondere alla figlia un’idiozia gratuita, mentre tranquillamente si dipinge gli occhi?
‘Sta sottospecie di sberleffo di Carosello non è che un ennesimo contenitore di pubblicità.

Poi ci sono gli spot istituzionali, dove si vede chiaramente che sono stati bei soldi per un’ottima fotografia e una ricerca accurata, ma il cui messaggio sotteso è sempre più minaccioso: si DEVE parlare di Europa. Si deve.

E l’Europa in che termini parla di noi? Si deve parlare di Italiani, in Europa, io dico.
Di vecchi e nuovi Italiani, quelli che c’erano prima, e i nuovi acquisti, e soprattutto di immigrati: a noi arrivano stremati e pigiati; noi li teniamo un anno e più, di nuovo pigiati, nei centri di raccolta; noi abbiamo da pensare a noi e a loro… ma l’Europa che ne pensa?
Il Signor Unione Europea cosa pensa di tutti quei morti, tra quelli in mare e quelli ammazzati da immigrati allo sbando?
Che cosa pensa dei ‘migranti’, a parte chiudere le frontiere e autorizzare la milionesima invasione della Penisola?

Tutti noi portiamo in volto, addosso, nel sangue e nell’anima tutte le invasioni precedenti. Tutti noi abbiamo avi che vengono dal Nord e dal Sud. L’Europa ha in noi i suoi figli, e ci tratta come idioti da macellare.

E in casa, a comandarci, abbiamo i servitori loro, che, per fingere di fare qualcosa e mostrarsi indaffarati, se la prendono con lo sport, non fanno che vomitarci addosso accuse, rendono possibili truffe e non danno peso alle denunce.

L’albero è caduto: era stato detto a tutte le polizie, comunicato a tutti gli sbirri in divisa, tutti sapevano dell’albero pericolante.
Ma l’albero è caduto sulla macchina di una signora, che ne è rimasta schiacciata.
La signora per caso meritava una tale fine, perché era un’ingrata e non voleva pagare il canone? Lo meritava forse perché non piegava abbastanza la testa? Non aveva uno sguardo abbastanza basso?

Ministri e garanti della privacy guardano sempre altrove quando pezzi di mura antiche cadono giù o la gente viene molestata fin sul telefonino per richieste di soldi assurde o per multe ingiuste su tratti di strada non segnalati a dovere.

Diluire per bene il popolo degli scontenti a chi farà comodo? Mettere in concorrenza vecchi e nuovi poveri a chi gioverà?

L’Europa abbandona noi, i suoi figli, ma per qualche motivo ci vogliono far credere che è per colpa nostra.

Beh, quando siete accusati ma non sapete cosa avete fatto, NON l’avete fatto.
Fino a prova contraria siamo innocenti; fino a prova contraria gli Italiani sono innocenti, e andate a farvi friggere voi e le vostre minacce. E, infine, il calcio me lo guardo lo stesso!

Advertisements

Suggerimenti Americani

Oggi è morto il giudice D’Ambrosio, uno dei protagonisti di Tangentopoli.
Io ero una bambina allora: accogliemmo tutti con favore che un pool di magistrati, a quel tempo perfetti sconosciuti, desse una bella scossa alla corrottissima Italia.
Il risultato furono incarcerazioni preventive, un fuggi-fuggi generale, gente sputtanata tutt’ora, il crollo dell’intero sistema Italiano (una parte dello Stato attaccava un’altra parte dello Stato) e i veri politici, papponi quanto vuoi, ma veri statisti, si trovarono a ritirarsi, lasciando il posto alla monnezza che c’è ora.
Non si rimpiange De Mita, ma vuoi metterlo accanto a uno Zio Nessuno come Veltroni? Oppure, andato via Forlani, è stato sostituito da Rosy Bindi!
Gente ladra e in malafede ha lasciato il posto a gente ladra, in malafede, grigia, incolta, incapace, parassitaria, che per di più predica la virtù peggio di Robespierre durante la Rivoluzione Francese.

Accusano gli altri di essere dei codardi a difendersi dietro la legge… ah, perché la legge non è fatta per difendere qualcuno perché innocente fino a prova contraria?
Accusano gli altri di non voler rispettare la legge, perché le sentenze si rispettano, eh, eh: loro possono fare le leggi ad personam e mettere figli e nipoti scadenti a capo di importanti dipartimenti, e a stipendi faraonici, ma gli altri no.

Ora non ci sono più i Democristiani, ma solo la loro feccia, dispersa come da dentro un ventilatore.
Tutti si nascondono, si offendono se scoperti, e negano l’evidenza, anche quando hanno le mani lorde e grondanti e puzzolenti.
Questo regaluccio di Tangentopoli, mi hanno detto, è un’idea degli Americani: mettere un tarlo su ciò che sorreggeva l’intera nostra scalcagnata baracca avrebbe significato eliminarci come avversario concorrente per anni. Decenni.

E infatti, ne apprezziamo i risultati sulla nostra pelle, ora.

Al momento non possiamo fare troppo altro che obbedire, ma dovremmo protestare per non dover più perdere le nostre vite gratis, per le missioni decise dagli USA verso altri Paesi terzi, che farebbero comodo essere nostri amici.
Per questo problema, non dovremmo essere così accoglienti con i disperati che vengono da fuori: noi siamo già disperatissimi di nostro, e se l’Europa non vuole più immigrati, perché li lascia a noi, che non manteniamo nemmeno noi stessi?

Poveri di lungo corso a fare concorrenza a poveri novizi, sapete chi vincerà?

Siamo in rotta verso la povertà, come dopo una guerra. E per questo dovremmo anche essere grati a Obama e tutto ciò che egli rappresenta? Obama, Nobel per la pace, ma già pronto a far guerra a casaccio, per mantenere il traballante prestigio della sua Nazione di spioni e spiati.

Nessuno ha detto ciò di cui hanno parlato con Renzi, con Napolitano. Ai TG hanno solo detto della battuta dello stadio da baseball, peraltro molto Americana.
Bastano già Stato, Mafia e Vaticano a comandarci in casa (per la benedizione di Pasqua non occorre più un’offerta libera, ma almeno 20 euro: il prete entrando in casa prende la perizia! Per fortuna non siamo esattamente cattolici in famiglia…).
Bisognerebbe che qualcuno che comanda, si svegli e abbia gli attributi per dire no, no, no, un po’ di volte, fare la voce grossa, ridere delle minacce: impoverirci di denaro e di cultura l’hanno già fatto; mandarci qua gente disperata a far da concorrente ai nostri poveri l’hanno già fatto.
Vogliono mandarci una bomba atomica sulla testa?
Prego, fate pure.
Una nota cantante, da un video, mi ha già suggerito: “Die young! Muori giovane!”
Difendersi è un delitto, la vendetta anche peggio, subìre è da vigliacchi… Che cosa volete che faccia, che schiatti?
Poi accendo la TV e sento: “Die young! Die young!”
Ho afferrato, grazie.
Beh, se ci pensate voi…

Marchio registrato

Visto che qui in Italia i magistrati non hanno nulla da fare, si annoiano in un Paese giuridicamente facile come il nostro, hanno preparato un “Ruby  Ter”. A grande richiesta, immagino.

Quando al TG (uno a caso, fate un po’ voi) l’hanno annunciato, l’hanno fatto seguire a brevissima distanza, da una sviolinata sui generosi magistrati che hanno lottato contro la mafia e per questo hanno dato la vita.

Insomma, vorrebbero farci credere che Falcone e Borsellino siano non l’eccezione, ma la norma tra i magistrati.

Con questo giochino invece il messaggio che mi è arrivato è il triste monito:  – Un magistrato buono è un magistrato morto. –

Oh, non è una minaccia, ma un dato di fatto, quasi una logica, quasi una statistica.

Quando ne hanno bisogno, strumentalizzano l’immagine di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, chiamandoli per nome, come fossero compagnucci di classe, e gli fanno un nuovo de profundis.

Ma non ricordano che furono accusati di prepararsi da sé i propri stessi attentati?

È una storia plausibile come quella in cui io chiamo qualcuno per farmi scagliare una miniatura pesante sulla faccia.

Adesso guardo la foto di Falcone e Borsellino e non penso più ai due magistrati morti per un ideale quale che fosse, ma penso alle loro memorie, così tirate con i fili, proprio come se ci fosse uno dei pupari che tanto hanno combattuto a comandare le loro immagini a bacchetta.

E mi fa venire i brividi.

Sapete, lo stesso effetto me lo fanno quelle belle pubblicità piene di buoni sentimenti, come quella della banca che non ti guarda né troppo dal basso, né troppo dall’alto… o quella della CocaCola, che tanto crede negli Italiani, un po’ come la catena McDonald, o quell’altra banca che mette insieme un video di un’orchestra che viene alla spicciolata a raccogliersi in una piazza, fingendo che non sia tutto preparato… o quella dell’energia che non si genera ma si rincorre (eh?).

Tutte queste vagonate di buoni sentimenti, più o meno acconciate ed infiocchettate, sanno sempre e comunque di fregatura, comunque le si guardino.

E quando richiamano alla memoria i morti, invece di pensare ai vivi, tipo i nostri Marò in India, allora so esattamente che non sono le menti vive a comandare, ma gli zombi.

Sa di minaccia a mano armata la nuova pubblicità del canone. Si ‘deve’, perché se non lo paghi tutta la TV, compresi i canali Mediaset, La7 e tutti gli altri saltano per aria. Perché, ricordate? La tassa è sul possesso di un apparecchio: che sia vecchio, scassato, nuovo di pacca… e soprattutto, che sappia o meno prendere i canali senza squadrettamenti e balbetii inconsulti e senza sparizione improvvisa dell’immagine, perché il decoder decide che il tempo di visione è finito (sic!).

Dunque, si deve perché si vede… Si vede, a meno che non passi sotto casa un tram, un autobus, un’automobile, una bicicletta, l’anziana vicina con il cane o solo il cane… Si vede a meno che l’aria non sia libera… ma non troppo, eh, eh!

I primi a saltare in aria sono sempre Rai1, 2 e 3… guarda caso. Eppure non c’è TG, non c’è programma, non c’è angolo in cui non si chiosi dicendo che c’è l’obbligo di pagare, perché se no gli ovvi 3 bambini per famiglia Italiana, la signora e il nonno, tutti impalati marmorei davanti alla Tv, potrebbero avere giusti istinti omicidi. 

Non si vede mai un uomo adulto davanti alla TV, solo un anziano, i bambini ed una donna… chissà perché…

Ma avete mai visto persone veramente così impalate davanti alla Tv?

La versione con la donna mi inquieta più delle altre, perché sembra pendere dalle labbra di quella che ha tutta l’aria di essere una fiction, una delle pessime fiction, di quelle che arrivano alla decima stagione.

Quelle, ricordiamolo, con dialoghi scontati, pronunciati da gente che ha sempre la lingua impastata e che non riesce ad aprire bocca, né ha abbastanza fiato per farsi sentire se non con la barra del volume al massimo; con storie sciacque di un’Italia che non esiste, di gente depressa che però pensa positivo, di cattivi ricchi e di fratellanze tra poveri che alla fine ottengono vendetta e giustizia, tutti con un pensiero bidimensionale, grigio ed uguale; quelli con storie d’amore tra bambini dell’asilo, trattate con lo stesso poco rispetto dato a quelle tra adulti; non si parla di politica, se non ambientata nel passato, e ci si crogiola in triti luoghi comuni che vorrebbero ricordare gli antichi fasti del Padrino o al massimo delle vecchie fiction dei tempi di Studio 1…

E potrei continuare.

Il punto è che oramai tutto fa brodo alla Tv per autoriverirsi, autoeleggersi nel cuore della gente, quando da qualunque parte si guardi non è diventata altro che intrattenimento. Anche il TG.

Mi ricordo di una notizia di molto tempo fa, ascoltata al TG1. Parlava di un esperimento genetico attuato su un gatto, un essere superiore quindi: al suo DNA era stato aggiunto un cromosoma di un particolare mollusco che brillava al buio.

Così pareva che in giro ci fosse un gatto fosforescente.

A prescindere se la notizia sia vera o no, e mi riservo di verificare, questa notizia non era a metà del TG, ma era alla fine, come chiusura; non erano malati di denaro da ricordare ad ogni edizione di pagare il canone, e non mettevano decine di servizi come questo per fingere che non ci siano guerre in corso, una crisi economica che sta mangiando la vicina Grecia e un inquinamento tale in Cina da non vedersi neppure da un lato all’altro della strada (e per metterci una pezza, hanno messo degli enormi tabelloni nelle piazze delle grandi città per mostrare il tramonto alla sera e l’alba alla mattina…).

Quanti gatti fosforescenti abbiamo visto nelle ultime edizioni?

Tg1 due e tre hanno praticamente gli stessi servizi, gli stessi speaker, le stesse immagini. Come se alla Rai fossero a corto di personale, o di notizie… o di personale che sappia raccogliere delle vere notizie.

Le uniche notizie che sappiamo sono quelle in gergo squisitamente tecnico di politica e di economia, e ogni giorno dobbiamo sapere se Papa Francesco si è soffiato il naso o no.

Oggi il papa ha messo le mani avanti con internet, come se Dio avesse avuto, nel suo disegno divino, l’idea prima di tutti. Comodo retroattivare le idee, no? Non puoi chiedere spiegazioni o controlli al diretto interessato!

In altri tempi la tecnologia era diabolica; in altri tempi la chiesa dissertava sul sesso degli angeli e su se le donne avessero o no un’anima.

Ma ora tutt’ad un tratto, ecco la novità. No, cari, non si è sbagliato Dio, ma il papa, che è infallibile… no aspetta, ridiciamolo daccapo, forza! Aspetta che leggo al contrario quel passo biblico, lo confronto con quell’altro del vangelo, lo mischio con un po’ di letteratura canonica, e vedrai che ne arriverò a capo.

Qui lo Spirito Santo è andato in vacanza da un pezzo. Lui.

Frane, smottamenti, fiumi che esondano a quanto pare non fanno più tanta notizia, ora che ne abbiamo in abbondanza da nord a sud, isole comprese.

C’è anche un terremoto strisciante a ricordarci tutti che la terra non è ferma e anche a stare in piedi non si sta del tutto tranquilli.

Non uno studio, non un’informazione un po’ chiara. Sappiamo solo che chi non prevede i terremoti viene condannato.

Un’altra brillante operazione dei magistrati, oh giubilo!

Tutti ora sono pronti a prendersela a morte con Renzi perché è entrato in contatto con l’Intoccabile, il Malvagione, il Satanasso in persona, il Terribile Silvio!

E chi era pronto ad applaudirlo, ora gli volta la faccia, come se non sapesse che ogni politico che si rispetti deve scendere a qualche compromesso.

Io per ora non mi pronuncio. Però so che Renzi almeno quando parla si capisce, e non riempie di parole l’aria, e che non mi provoca gli incubi minacciandomi con un Letta bis mentre mi sorride soddisfatto, cercando di persuadermi che un Letta bis è la mia salvezza urbi et orbi.

Forse è un bene non essere famosi, dopotutto: chi è famoso deve vedere la sua immagine usata ed abusata, magari in cambio di soldi… ma chi è già morto come può impedire che alla sua memoria si faccia questo sfregio?

Guidati da ☢Paura☢ e Senso di Colpa

Al politico di turno siamo soliti dire: “Tu hai comprato una villa e fatto decine di viaggi, mentre c’è gente che non arriva a fine mese!”

Siamo tutti d’accordo che un personaggio che spende e spande sottraendo i risparmi fondamentali di una famiglia è degno dei migliori insulti… e se esagera, anche peggio.

Tuttavia, guardiamo bene questa frase: un politico che spende e spande allora dovrebbe essere giustificato se lo fa mentre tutta la popolazione è agiata, fa tre vacanze l’anno e compra un telefonino nuovo al mese?

No, certo che no.

Quello che si dovrebbe specificare è che un politico è una persona incaricata di un certo ruolo, e in base a quel ruolo, indipendentemente da come sta la popolazione che lo ha incaricato, deve assolutamente evitare di trovarsi in torto. Non può in alcun modo sfruttare per sé l’invidiabile posizione ottenuta.

Non deve rubare neppure 10 centesimi, né se sono fondamentali per il povero, né se sono i bottoni per la giacca del bambino ricco.

In entrambi i casi non si dovrebbe sottrarre il denaro delle casse comuni per usarlo a fini personali.

Purtroppo questa è una prassi consolidata, e la corruzione era sistemica ben prima che arrivasse Di Pietro, lancia in resta, a mandare tutto all’aria.

Come capro espiatorio è stato scelto Craxi. Ma questa storia ha creato un precedente, e un cortocircuito: i politici non hanno smesso di rubare, non hanno smesso di fingere di tagliarsi gli stipendi con più o meno abili giochini di percentuali e mezze parole, non hanno smesso di accumulare soldi per sé e aiutare amici degli amici, fregandosene a pié pari della gente che li aveva votati.

Davvero vogliamo credere alla storiella secondo cui le tasse verranno abbassate dal 2017?

Ora nessuno si fida di nessuno, e ormai ladro e politico sono diventati sinonimi.

Il sistema di prima si è disintegrato e non è stato sostituito da nulla; una macchina sfasciata sta muovendo il Paese, non si sa per dove né chi diamine ci sia al timone.E quelli che potremmo indicare come timonieri, come rotta hanno quella contro tutte le secche e tutti gli scogli.

C’è Napolitano, che ci ha svenduto agli Americani, tanto per dirne uno.

Andare a puntare il dito contro un Brunetta, un Fiorito o un Cota, lui e le sue famose mutande verdi, può sembrare soddisfacente. Ma in realtà sono sceneggiate che lasciano il tempo che trovano.

La politica si è distaccata dal popolo non politicizzato talmente tanto che si parlano come lingue differenti. In Tedesco gli dico di smetterla di fare il parassita, in Giapponese mi risponde che il posto dov’è se l’è faticato e ci resterà bene finché campa.

Come se il fatto di aver faticato per ottenere un obbiettivo fosse un’ottima scusa e il gran lasciapassare per abbandonare qualsiasi coscienza e principio morale.

Quante volte sentiamo dire che in questo o quel partito ci sono tante donne, e finalmente si è dato risalto a questa specie protetta… Beh, a ben guardare, quelle che sono realmente politiche tra loro, sono grigie esattamente come i loro compagni maschi, mentre quelle con un aspetto interessante, nella gran parte dei casi sono finite lì perché sapevano come vestirsi, e come svestirsi… E da ogni partito politico.

C’è chi si trincera dietro “Io no! Giammai!”. E sebbene chi non ha fatto niente non c’entri nulla in questo discorso, saltano qua e là come galline spennate quelli che si sentono presi in ballo; in effetti non contano niente, mentre quelli a cui si riferiscono le mie parole, i responsabili, se ne stanno nell’ombra, pazienti e millenari, imperturbabili, perché sono stati bersagli ben di peggio. Non sono certo un po’ di insulti spuntiti ad impensierire un politico.

Quegli stessi che strillacchiano in giro la propria innocenza, sentendosi presi in causa, e non ammettono né dialogo né repliche, in genere sono gli stessi che per dimostrare la loro fede politica, non hanno migliore idea se non quella di lanciare oggetti contro l’uomo che odiano.

Ora, mi hanno detto che politicamente che Renzi parli con Berlusconi sia una buona idea, indipendentemente da chi sia chi e che incarico abbia.

Io personalmente non so che importanza abbia un tale incontro.

Ma a parte tutto questo, dimostrare così la propria avversione politica, indulgere a rappresentarla con l’odio e il livore, e perfino con la violenza, questo a me sembra un vero schifo.

Perché si è permesso che la violenza sia accettata contro Berlusconi?

Adesso pare diventato normale tirargli qualcosa addosso, ogni volta che esce di casa, ogni volta che va ad un incontro con un altro politico… ed è giustificato tutto questo odio, solo perché è entrato nel sancta sanctorum del PD?

Quando capiterà a qualcun altro? Se tale comportamento è stato sdoganato per uno, prima o poi ci finirà sotto qualcun altro, con meno risorse. È sempre un precedente.

I partiti oramai sono tutti uguali; lo stesso Renzi deve cercare compromessi, rimangiarsi delle cose, aggiustarne altre. Il mestiere di politico richiede strategie che non appartengono alla visione della gente comune. È per questo che non tutti possono diventare Il Principe di Machiavelli.

Berlusconi doveva fare il rivoluzionario, e invece, quando si è dovuto confrontare con gli interessi Americani, evidentemente gli hanno fatto una proposta che non poteva rifiutare; invece di combattere si è messo da parte.

E mentre i due si incontrano, e si fanno una frittata per non sprecare le uova lanciate, al Governo continuano a rivoltolarsi nel far niente, in un frenetico chiacchiericcio vuoto, ma molto molto pieno di parole, come solo i politici nostrani sanno fare.

Pare che Obama si sia finalmente pronunciato sulle intercettazioni telefoniche verso l’Europa. Ha parlato per 45 minuti di fila. Senza dire niente, se non ribadire che continuerà a fare i suoi comodi nelle nostre banche dati. Con il beneplacito di Napolitano, si capisce.

Evidentemente ha ben imparato quest’arte del parlare e parlare senza dire niente… ammesso che quei volponi di politici Americani abbiano ancora qualcosa da imparare da noialtri vecchi levantini.

Tre quarti d’ora per non dire niente: qualunque politico è maestro in quest’arte. Basta ascoltare qualche TG privato, con notizie sindacali ed interminabili interviste allo Zio Nessuno del Comune.

Useranno frasi fatte, piene di “si deve”, “indagheremo”, “è importante”, “sono problematiche forti”, “ispezioneremo il territorio”, “vi ringraziamo della segnalazione”, “non mancheremo di avvisare chi di dovere” (nomi e cognomi mai, eh?)… ma dopo 20 minuti non avremo ancora capito che cosa faranno o quali sono gli ostacoli per questa o quella iniziativa, qualunque essa sia.

La politica ad ogni livello oramai non è fatta d’altro se non di spartizioni di denaro e di vendite pilotate di appalti.

Chi pensa di essere onesto e di poter continuare ad esserlo anche qualora venga eletto, viene visto con sospetto e annientato il prima possibile.

A scuola non ci hanno insegnato la politica, ma una noiosissima materia di non specificata identità come Educazione Civica; né ci hanno dato un minimo di infarinatura di Economia, per capire almeno a grandi linee che cosa diamine sta succedendo al nostro mondo, almeno a livello macroeconomico.

Ci è stato solo detto di fare i bravi bambini, di eseguire e tacere, di sparire nella folla o verrete tagliati via, ah, ah! Ci è stato detto di produrre, “devi e vedi” e stare attenti ai pericoli… anzi, di eliminarli se è possibile. Ci è stato insegnato a non emergere troppo, né essere troppo scarsi, perché quello che conta è la mediocrità. In entrambi i casi, gli eccessi verranno tagliati e messi alla porta, a meno che non siano protetti da qualche precisa lobby.

È pericoloso difendersi, ma anche pericoloso avere una cultura che non sia quella approvata; bisogna essere imbelli e porgere l’altra guancia e perdonare, anche se non ci si crede. Questo è ciò che ci è stato insegnato.

Se non fai parte del baraccone, col cavolo che ti fanno fare un film o che ti pubblicano il tuo amato libro. E chi se ne frega se ci hai lavorato giorno e notte, e il messaggio che vuoi diffondere è rivoluzionario.

Se non sei del partito esatto, quello giusto, non ti si guarderà neanche in faccia, o al massimo ti permetteranno di autoprodurti con soldi che non hai, e di mandare sempre a spese tue tutte le 200 copie invendute al macero.

A cosa servono i centesimi?
Probabilmente mi si risponderebbe che cento monetine da uno, fanno un euro, perciò sono denaro corrente, di questo Stato, nonché dell’Unione Europea.
Vero. Ma non sempre.

Chi costruisce le macchinette automatiche (i parchimetri per il parcometro, i distributori di bevande e di snack, quelle per i pedaggi stradali) deve farne in modo che NON accettino le monetine rosse, ma che funzionino solo con quelle dorate e quelle più pesanti; inoltre devono accettare solo un minino di 30 o 40 centesimi.

E non parlo solo delle macchinette “equo-e-solidale”, che hanno un prezzo base per beneficenza (che sia vero o no, è un’altra storia), ma parlo di quelle per i parcheggi: se ho necessità di far stare la mia macchina lì per mezz’ora, perché devo necessariamente pagare per un’ora intera?

È la stessa storia dei biglietti dell’autobus: per fare il giro di una città usando sempre lo stesso bus, ma anche girando all’impazzata scendendo e salendo continuamente dagli autobus, il tempo che si impiega è sempre inferiore al tempo base di validità del biglietto.
Perciò, paghi per viaggiare un’ora, ma in realtà ti basterebbe pagare al massimo per venti minuti.

Le monetine, valuta corrente e denaro vero nelle nostre tasche, ha un significato diverso quando incontra il magico mondo delle macchinette automatiche, e i centesimi diventano inutili.

Tanto varrebbe farne dei bottoni o lastricarci le strade: la gente oramai tende a perderli e a non volerli neanche cercare, sebbene siano soldi veri, perché è troppo abituata a considerarli come dischetti per il gioco delle pulci.
Si possono usare per coprire i numeri della tombola, tanto vengono disprezzati.

Al supermercato non accetterebbero mai che io andassi con dieci totaretti da dieci centesimi ciascuno, tutti costituiti da pile da un cent. Probabilmente mi caccerebbero a calci.

E mi tollerarono a stento quando negli anni ’90, per sbarazzarmi delle mini cento lire e delle mini cinquanta lire, mi presentai con quelle per comprare duemila lire di merenda, a scuola! (Non avevamo le macchinette, e i soldi li prendeva un commesso, quello delle pizzette o delle patatine, ma mi guardava con un’aria sofferente, come se gli stessi rifilando dei falsi… ora non può essere cambiato tanto, no? Anzi, forse è pure peggio! Quelle mini-lire stavano per diventare fuori corso per far posto alle nuove cento e cinquanta, mentre l’euro ancora no!)

Quando la gente viene trattata in questo modo, per cui quello che ha in tasca a valore solo per la sua forma, sarebbe il caso di scassare tutte le macchinette, una per una, o pagare solo con i centesimi, lasciandone magari un sacchetto sulla macchinetta, o pagando a quel modo le eventuali multe.

Quando c’è da prendere dalle tasche della gente, allora si attuano i modi più fantasiosi, rapidi, efficienti e precisi, come bene ha dimostrato il Bruno Vespa di Striscia la Notizia.

Le bollette in ritardo credete davvero che arrivino per caso? E casualmente alla posta si inventano una mora (che non esiste) perché vengono pagate in ritardo… e giù, cinque euro (mica cinque centesimi!) da sborsare all’impiegato di turno.

Un’azione da rapinatore, del tutto illegittima.
Lo fanno apposta, puntano sugli ultimi risparmi della gente; ammazzano la gallina dalle uova d’oro, invece di darle da mangiare!

Il boom economico, sapete, non venne dal cielo, ma dal lavoro, dal sudore della fronte, da una maggiore libertà di azione che derivava essenzialmente da una minore pressione fiscale.

Ora per aprire un negozio, devi pagare: cartello, tenda, luci, vetrina, suolo occupato, affitto, il pizzo a qualche ‘protettore’ e mille altre cose che per fortuna non so. Per non parlare di quando ti venga in mente di prenderti un apprendista!

In questo modo si blocca tutto: la gente non cresce, non compra e non vende.

Alcuni credono che la povertà sia un felice ritorno a tempi più veri e più semplici… ma la verità è feroce, e la semplicità non ammette sfumature.

In più abbiamo in casa, imposta, la concorrenza spietata di gente che la vera fame l’ha già vista, e viene qua a fare lavori che noi non siamo stati progettati per fare. Ed essi, poverini, devono esser anche agevolati.

Essere Italiani è diventato un handicap, ma anche se disabili non abbiamo diritto ad alcuna assistenza, ma solo ad essere sommersi di tasse. Niente cibo, ma solo ostacoli. Niente strade, ma solo trappole. Nessuna informazione di qualità, solo chiacchiere, pettegolezzi e paura.

E, non dimentichiamoci, ai soli Italiani è riservato anche un certo “piacere della vergogna e la vergogna del piacere”, tanto caro a Maud Flanders.

Il piacere di buttarci in terra e di disprezzare il nostro essere Italiani, il sottile piacere di chi scrive ed afferma di vergognarsi di essere Italiano… anche se la colpa è dei parassiti al Governo, non di noi che nonostante tutto qualcosa vogliamo pur farla, e cerchiamo strade in mezzo a questo groviglio di divieti e finta morale.

La vergogna di provare orgoglio… è una cosa raffinata. Se abbiamo delle eccellenze di cui parlare, c’è sempre qualcuno che deve deviare da questo argomento, e ricordarci dei nostri difetti e dire che quella cosa buona è in realtà un’eccezione. Se ci piace il calcio, deve esserci sempre qualcuno pronto a dire che siamo Italiani solo attraverso lo sport, e butta là l’idea che non sarebbe male abolirlo. Dobbiamo vergognarci del piacere del calcio?
Lo vedrete ora che arriva il nuovo Mondiale!

Siamo addestrati a chinare la testa, tanto che il collo scrocchia pericolosamente se tentiamo di alzare la testa più del mediocre. E c’è sempre qualcuno che si sente un padre della Patria quando ce la piega di nuovo in giù.


A Striscia la Notizia c’era uno dei servizi del novello amico degli animali, Edoardo Stoppa.
Probabilmente non è stata voluta una sua infelice espressione quando ha affermato che se le leggi sono Europee, a maggior ragione devono essere rispettate.
Insomma, parrebbe proprio aver voluto dire che fintanto che una legge contro il bracconaggio è Italiana, allora si può anche capire perché non venga rispettata, mentre se la legge è Europea, allora non dobbiamo farci riconoscere!

Per come siamo trattati dalle persone di cui dovremmo fidarci, è logico che non ci sentiamo troppo fieri di ciò che siamo, né abbiamo uno straccio di spirito di corpo, se non dietro una bandiera e dietro le prodezze di grandi sportivi.
Veniamo maltrattati, derisi, addestrati ad essere servi di cento padroni e a credere di poterli fregare tutti e cento… mentre noi siamo quelli sotto la pioggia ed il vento, ad attendere che Don Giovanni si stanchi della ragazza con cui se la sta spassando.

Non c’è da vergognarsi di essere Italiani, ma c’è da prendersela con i nemici della loro stessa gente, quelli che comandano e scomandano solo perché tutto li sorregga, anche se la base del loro bel trono si sta corrodendo a causa delle loro mosse folli e del loro far niente di buono.

Per quel che mi riguarda non so cosa vuol dire essere Italiani, perché ben presto le canzoni patrie sono state abolite dalle scuole, insieme ad una buona fetta di buon senso e di divertimento cameratesco.

Al posto di queste cose, sono state messe delle idee caotiche di gente fuori dal mondo; la gente deve seguire quei VIP, quei cantanti, quelle mode che arrivano dall’alto, e deve dimenticare le proprie radici… salvo poi rinfacciargliele per far crescere nell’Italiano un rigoglioso senso di colpa.

La gente deve correre dietro a fatue farfalle, mentre i politici sfilano loro il portafogli dai pantaloni, e si lamentano pure che è troppo magro.

Non so cosa vuol dire perché sono stata cresciuta come tutti gli altri; quel che mi salva è una grande attenzione quasi maniacale per le radici mie familiari: titoli nobiliari (certo!), stemmi, parenti famosi, avi scrittori o cantanti oppure eroi di guerra, canzoni (sia di destra che di sinistra), poesie ed opere liriche, film, oggetti…

Questo traccia un minimo di mia identità, anche se purtroppo, nonostante tutto ciò che so, che ho e che provo a conservare, a me è arrivato davvero poco, e rischia di essere spazzato via da questi cani arraggiati ed affamati che dicono di agire per il bene del popolo.

Invito perciò a cercare le proprie Radici, come nella serie TV omonima: se non c’è Patria, se non c’è fiducia né riferimento, quel che rimane è il sangue.
È la famiglia. È la ricerca personale, escludendo gli impicci e gli ostacoli e mettendo a tacere chi irride ogni azione diversa dal mediocre.

Magari non è molto… magari bastano delle foto stampate…
Tenere in vita il ricordo del nostro meglio, tenerlo in vita e sapere per certo che potrà essere replicato, prima o poi.
I tempi diventano neri, rattoppati, bui, malfunzionanti… ma il ricordo deve essere tramandato.
La cultura è il ricordo; è nella lettura individuale, è nella ricerca in proprio. I circoli oramai sono cerchie chiuse, con poche eccezioni.

Vale la pena improvvisare e sbagliare, invece che avere solo divieti.

Non occorre copiare il passato, ma solo farlo diventare una parte del proprio presente, per rendere la propria anima tridimensionale… e cercare in noi stessi una nuova possibile idea di possibile futuro.

Il Papa parlava della violenza della povera gente, quasi giustificandola: chi vede la ricchezza degli altri non può non averne voglia, e se non gli viene data la possibilità di raggiungerla, ecco che scatta la violenza.

In pratica ci dice che se non gli diamo quel che vogliono, i poveri avranno tutte le ragioni per assaltare le nostre case e le proprietà che continuiamo a ricomprarci con il 70% di tassazione di quel che si suda con il lavoro.

Al Papa L’IMU, la TASI e tira, la Yuck e le altre ‘tassine’ non gli rodono?
Perché non ospita i poveri in Vaticano e nei conventi ormai semivuoti per carenza di vocazioni?

No, gli basta esortare gli Italiani, popolo straniero rispetto alla Città del Vaticano, ad essere generosi… tanto da lui non busseranno, a lui non fregheranno la bici, la macchina o i fili di rame; a lui non rapiranno i figli per mandarli a mendicare e a rubare telefonini; a lui non daranno una badante che fa da civetta per una banda di ladri; a lui non venderanno cuccioli malati, destinati a morire nel giro di un paio di mesi nelle braccia dei padroncini.

E nello stesso TG si parlava di una retata dei carabinieri, che a Parma hanno scoperto una vera cittadella autonoma Cinese, sul territorio Italiano, completa di case, scuole e mensa, nonché della classica fabbrica non stop, su un altro pianeta rispetto ai diritti umani.

Possibile che vengano qua con l’idea di conquistarci? E lo Stato, perfino quello straniero, avalla il fenomeno.

Se non abbiamo uno Stato che ci unisce e che ci tutela, beh, allora vale davvero la pena di dividersi di nuovo. Alla faccia di Garibaldi, dei Mille e dei 150 anni.

La violenza non è mai la soluzione, è quello che ci hanno insegnato. E perché mai non dovrei condividere?

Solo che quando ci si trova segati a metà fin nel profondo dell’anima, perché tutto quello che era stato promesso si rivela essere impossibile da mantenere, allora si vorrebbe NON essere stati cresciuti IMBELLI, con in mente la leggenda del dialogo che ripiana tutto.

Ci sono certe persone che, pur ritenendosi esperti di diversità, non sopportano gli indivdui troppo difficili da capire, troppo complicati.

Gente così, con la testa bidimensionale e a spigoli non può affrontare un dialogo oggettivo, sereno, civile.

Mischiando insieme problematiche diverse, pensano di tenerti in pugno, mentre tu stai semplicemente andando in overflow per tutte le castronerie che sta inanellando.

Non sei un bovero negro? Non sei un cucciolo salvato dalle cattive acque e dagli scafisti che scappano sempre via? Non hai dieci figli fatti uno dietro l’altro quando non avevi neppure posto per tua moglie, ma anzi, sei stato accorto e non ne hai fatti ancora?
No, se non sei disagiato allora sei un malvagio capitalista, sfruttatore e consumista, e devi crepare per questo!

Se ogni arma civile mi è stata tolta, e la stessa mia identità mi viene negata, inscatolandomi di nuovo nelle mura domestiche come 100 anni fa, allora penso che sia arrivato il momento di ribellarsi alla vecchia maniera, non con le autorizzazioni, ma spaccando qualche finestra… o qualche onorevole testa.
Visto che abbiamo anche l’autorizzazione del Papa…


Dicono che in un mondo comandato dalle donne, non ci saranno più guerre…
Come ci credo! Certo certo!

Ora le donne stanno andando forzatamente ad occupare posti importanti, solo in quanto sono donne, non perché siano capaci o si siano dimostrate migliori di altri.

Ci sono le quote rosa, ma non le quote cervello.
Basta che ci siano donne in gruppo, non ci importa che abbiamo lasciato a casa un’altra persona più capace e competente!
Basta che siano tesserate con l’etichetta giusta e le giuste conoscenze, e la rapa donna scalzerà sia la rapa uomo, sia il genio uomo, sia il genio donna senza bollino blu.

Il nostro Stato si fonda sul senso di colpa e sulla paura: paura del futuro, grazie al Governo plurinullafacente.

Paura di investire, di osare, di rinnovare e di innovare, di costruire.

Paura persino di usare le risorse che abbiamo: le nostre capacità tenute in una cassaforte, solo perché ci hanno spaventato a morte di usarle.

Vedete, non a caso ho messo il famoso simbolino atomico a fare da parentesi alla Paura. Un tempo noi eravamo un Paese all’avanguardia per la ricerca nucleare e per la costruzione di impianti sicuri.
Impianti sicuri.
Sicuri, ribadisco.

Ora che, per una delle rarissime vittorie di Pannella, dobbiamo elemosinare l’energia dagli altri Paesi, la paura ci è rimasta, e ci sono rimasti anche i rifiuti nucleari di cui tanto temevamo la produzione: i camorristi se li fanno arrivare da fuori, per sotterrarli nel mio orticello, alla faccia mia, del mio amore per la natura e del cartello che accoglie la gente che arriva da fuori “Comune denuclearizzato”.

Invece di produrre e stoccare i nostri, in depositi segnati da grosse A, come in Germania, noi ce li facciamo sotterrare e nascondere negli scantinati, nelle cave, un po’ dove capita, mentre pseudoeclologisti ci inducono a usare tecnologie fallimentari o di bassissima resa. Pseudoecologisti irregimentati, che mirano a fare un partito solo per avere le sovvenzioni che questo comporta.

Il nostro Paese è diventato un immondezzaio, perché è stato lasciato campo libero alla camorra… e ora tutti si lamentano per gli inceneritori, quando dovrebbero solo sgomberare intere provincie, o benedire questo mostro divino, mandato dal cielo a divorare montagne di monnezza, invece che lasciarle lì, sotto gli alberi da frutto.

Schiere di imprenditori, intere avioflotte di volantini, tutte per reclamizzare le cosiddette “energie pulite”.
Sapete se si riciclano i pannelli fotovoltaici? Sapete quanto costano in manutenzione?
E lo sapete che le lampadine a tortiglione, quelle a basso consumo, sono ancora più difficilmente smaltibili di quelle vecchie ad incandescenza?
Sapete quante pale nei parchi eolici restano ferme, in attesa di qualche momento fortunato in cui c’è vento?

Se avessimo avuto l’energia nucleare probabilmente saremmo sporchi più o meno come adesso, ma almeno avremmo l’indipendenza energetica, e la robaccia sarebbe solo la nostra.

Io non lo so cosa c’è nell’orticello dove ho piantato l’insalata che poi metto in tavola per me e i miei cari. Preferisco non saperlo.

La paura che là sotto ci sia o ci sia stato qualcosa di losco, mi farebbe avere timore di mangiare.

La paura che qualcosa vada storto impedisce al nostro Paese di osare, ed è stata coltivata a dovere nelle nostre teste, fin dall’infanzia.

Burocrazia da incubo, tasse triple e quadruple, crediti dallo Stato che non arrivano mai, bollette fasulle o inviate a doppio, perché chi le riceve si senta sicuro solo se le paga… anche se sa di essere in buona fede e di aver già fatto il proprio dovere, messa a tacere di ogni sogno e di ogni iniziativa… e sfiducia, sfiducia mastodontica che permea ogni livello.

I politici si riempiono la bocca di “Si deve fare questo per salvare l’Italia”, ma non dicono “Io farò questo”. E se anche lo dicono, non si prendono davvero l’impegno. Stanno là solo a far sopravvivere sé stessi.

Si accapigliano per la telefonata privata dall’ufficio della Cancellieri, ma non dicono chiaramente “Cacciamola fuori” né “Teniamola, perché un ministro ci serve, e politicamente anche lei è fondamentale”.
Ci girano attorno.
A noi arrivano chiacchiere da comari, gossip, pettegolezzi, fuffa, sciocchezze…

Per noi non c’è da capire, ma solo da pagare, o da morire, come succede per i malati, e come succede per chi si trova all’improvviso travolto da qualche calamità naturale che pensava potesse avere conseguenze così devastanti solo nei Paesi del Terzo Mondo, come succede a chi si trova a maneggiare rifiuti pericolosi spacciati per innocui.

Beh, so che è difficile da credere, ma siamo anche noi del Terzo Mondo; stanno ficcandoci con la testa dentro al fango, per poter restare al potere il più a lungo possibile.

È difficile e triste, per chi ha creduto che il Paese potesse crescere, vedere che tutto sta tornando come all’inizio del ‘900.

È sconfortante e quasi impossibile da accettare, come un cataclisma, che siamo condannati alla povertà e al baratto della dignità per un pezzo di pane; è inconcepibile per chi è nato negli anni ’80, come me, nella ricchezza dei glitter, dei colori metallizzati e dell’era dei computer, nei viaggi e nel sogno del lusso possibile, ora dover vedere come certa una prospettiva di miseria e di indigenza.
Non potrò mai garantire ad eventuali figli o nipoti nemmeno un decimo di quello che io ho avuto e che davo per scontato… e non eravamo di quelli che navigavano nell’oro, neppure allora.

L’impostazione che ho ricevuto, l’educazione che fa da scheletro alla mia persona, i miei modi di fare… sono tutti di colpo diventati obsoleti, inadatti. E sbeffeggiati da chi mi ha segato a mezzo.

Non sono utile a nessuno, eppure non sono una persona anziana, che può consolarsi di aver fatto già qualcosa della sua vita.
Non c’è un cane che voglia farmi una vera formazione, un vero apprendistato, una vera strada da intraprendere.

Tutti hanno paura di spendere, di osare, di investire.
Nessuno vuole prendersi un giovane oltre i 25 anni, perché sa di non potergli dare uno stipendio da fame con la coscienza leggera.
Nessuno può assumere gente nuova, perché deve pagare chi c’è già con quello che gli rimane dalle tasse.

Ogni minimo rischio diventa troppo grande.
Ogni sogno, perfino il più sciocco, diventa troppo costoso.

Il nostro Paese è atterrito dalle sfide, perché tra noi singoli e l’obbiettivo c’è una biblica quantità di ostacoli folli e schizoidi, e solo qualche beato figlio di papà può avere una strada lastricata d’oro, dove viene portato in trionfo, mentre gli altri devono restare indietro.
A chi è sotto è chiesto solo di pagare e morire.

Pagare per servizi che non ci sono, morire dalla paura, oppure assassinato da qualche strafattone immigrato recidivo, o morire per propria stessa mano, suicidandosi o decidendo di non prendere più medicine.

La Paura del futuro prossimo ci ottunde la mente, in una maniera diabolica e raffinata, e così non si può neppure immaginare un futuro più in là di domani.
Siamo ridotti così in questo dannato Paese, mentre si indice il lutto Nazionale per chi arriva da fuori, e si spendono solo delle parole banali per i nostri.

Il lavoro che fanno dentro al Parlamento è solo una filastrocca grottesca e marcia per cercare il nome della nuova prossima tassa.

La paura di non poter pagare ci rende sempre meno sicuri di noi; sappiamo che neppure la casa è sicura, visto che è come se dovessimo ricomprarcela ogni anno.
E chi è proprietario ha sempre torto: gli abusivi che si insediano scassando le porte e cambiando le chiavi sono  tutelati, mentre al proprietario tutti sembrano chiedere “Che ci devi fare con tre case, tu che sei da solo?”.

E allora mi torna in mente la scena del Dottor Zivago, che torna a casa sua, la sua villa ereditata dalla famiglia e che lui mantiene col suo onesto lavoro di medico, e la trova piena di gente.
Estranei che lo guardano torvi.
Un metro quadrato per ogni persona, così diceva la legge. La casa è stata espropriata e lottizzata, e tutti ora si sono impossessati dello spazio che è del Dottore… che ora si trova come un ospite indesiderato in casa sua, si trova a dover sorridere a chi sta facendo riposare il cane sul cuscino di merletto, e chi sta usando le tende per dormirci dentro.

Davvero, la paura che accada una cosa del genere non è solo una fiction o un film. È accaduto davvero.
Ed è accaduto grazie alle stesse persone che amano fare i generosi con le tasche degli altri.

Le stesse persone che gridano allo scandalo per ogni idea nuova, per ogni salto un po’ più alto, per ogni pensiero osato.

Un Governo di vecchioni, sacerdoti con la loro vecchia Bibbia alla mano, che non sanno leggere altro e non vogliono che sia letto altro.

Con la scusa degli stormi di uccelli che ci sbattevano contro e instillando negli abitanti la paura che avrebbero costruito proprio nel loro giardino, il famoso Ponte sullo Stretto non è stato mai fatto.
Ma credete che con questa paura in corpo e con scuse simili prese per buone, avremmo mai avuto l’Autostrada del Sole?
A quest’ora non avremmo neppure il fuoco, perché spaventa gli animali e scotta le dita…

In momenti drammatici di calamità naturali, ogni gesto di aiuto diventa prezioso.
Ed è sempre più spesso il gesto di singoli o di piccole comunità.

Questo riunisce i vecchi gruppi storici, regionali, i piccoli paesi, certo.
Ma ci divide come Paese, purtroppo, perché tutti siamo accomunati dalla consapevolezza che in realtà siamo lasciati di fatto soli, e affidati a quei pochi che sanno ancora che cosa sia il senso del dovere, che mettono in gioco la vita per il cambiamento, ostacolati da chi non vuole mettersi in gioco, inutili a sé, dannosi agli altri.

Quando i politici non rispondono alle domande dei giornalisti, che siano di Striscia o di altri programmi, e volentieri falciano senza complimenti, a colpi di sportello, uomini e donne armati solo di taccuino e microfono, basterebbe solo quello, secondo me, per fare la tanto reclamata rivoluzione.

I media hanno preso l’abitudine, all’incirca dagli anni ’90 ma anche un po’ prima, di fare autocritica distruttiva: non dire cosa non va e proporre un rimedio perché abbiamo questa o quella caratteristica positiva, ma dire solo quello che non va, elencare solo i nostri difetti, come se tutti gli Italiani, da nord a sud isole comprese fossero tutti fatti in serie, senza avere niente di buono, se qualche sporadica ed isolata eccezione.

È come essere sempre sotto la pressione del senso di colpa; è come avere un giudice inflessibile che bacchetta e critica anche quando non ce n’è bisogno; è come quel padre che, entrando nella stanza dove i figli stanno giocando, immediatamente fa calare il silenzio con la sua sola presenza.

È inumano, ma è così che presentano le notizie alla TV.
Senso di colpa e paura.

Un tempo, molto tempo fa, nel venire a conoscenza di fatti importanti, avrei detto: – Perché non raccontare a qualche giornalista di come avete confortato la povera anziana isolata in mezzo alla devastazione dell’alluvione? –

Ora invece ti esorto tenerlo per sé, a dirlo solo a chi lo apprezza davvero.

Sono rare le persone che fanno questi gesti, e ancora più rari coloro che li apprezzano davvero, indubbiamente, ma solo perché i media ci hanno condizionati a crederlo.

Le persone potrebbero essere molto meglio di così, se fossero liberate dalle gabbie in cui sono state messe.

L’idea di fondo dei miei anni di università sono stati di pura sopravvivenza: vita in affitto, soldi contati, pranzi e cene ridotti all’osso, fotocopie più o meno legali, per non dover prendere dei volumoni da cento euro, che mi sarebbero serviti solo in parte; vestiti da un euro, rattoppati ed usati tutt’oggi, per non prendere niente di nuovo, carta da appunti riciclata cento volte…
L’idea di me studentessa fuori sede era al limite della sopravvivenza, giorno per giorno; ringraziavo ogni sera di aver potuto mangiare.

Figuriamoci in un momento di vero disagio e di disperazione! Certe persone diventano sciacalli, perché pensano a sé, e che se non ne approfittano loro, lo farà qualcun altro… abituati ad essere trattati come bestie, facilissimamente lo diventano.

Stanno tirando fuori il peggio di noi stessi, e poi ci accusano di quaAanto siamo malvagi e difettosi e male ammaestrati noi Italiani, eh eh!

Stanno preparando da sé la propria fossa, e non se ne rendono neanche conto!
Forse pensano di fuggire, come è accaduto in passato a chi ci ha governato prima…

In questi casi la vita rallenta di nuovo, indurisce e si indurisce, torna indietro di secoli, assume colori e sensazioni glaciali… la fortuna è stare insieme.

Ogni giorno è un giorno in più, e non si sa mai quali risorse si possono avere, finché non si mettono alla prova.
Nessuno ha detto che è piacevole, ma almeno c’è un’ottima probabilità di farcela.

A questo Paese è stato rubato il senso della realtà, e rimpiazzato da chiacchiere buoniste, frasi fatte zuccherose, parole d’ordine e eresie spacciate per Bene Assoluto.