La GraAande Bellezza

Nonostante i miei giganteschi pregiudizi riguardanti il cinema Italiano, con i suoi dialoghi scontati, la recitazione strozzata pronunciata da bocche semichiuse, che racconta solo storie di tristezza e depressione, mi sono messa e ho guardato la tanto osannata pellicola “La grande bellezza”.

I film Italiani scelgono sempre un certo tipo di umanità che, al più, non esiste; quando esiste, è un genere di persona che trovo detestabile o al massimo indifferente.

In ogni caso il MIO tipo umano non è mai calcolato, non esiste, non serve, non c’è. E quest’ultimo “capolavoro” non fa eccezione.

Una fotografia stupenda (come può esserlo una foto già perfetta ma ritoccata con photoshop) a racchiudere una storia per gran parte metaforica, dove il messaggio sottointeso era sempre lo stesso: la nostalgia per i bei tempi andati e la corsa inutile e folle per riconquistarla, dopo i 60 anni.

Un film fatto da vecchi ricchi Romani annoiati, per vecchi ricchi Romani annoiati, dedicato a loro e non adatto ad un pubblico al di sotto dei 60 anni e al di sotto di 10.000 euro di reddito mensili.

Gli unici giovani che vi figurano, sono usati.

Sono usati come oggetti: ballerine nude, coppie esibizioniste, artistoidi che non sanno spiegare la loro pseudo-arte concettuale e altri costretti ad essere artisti per forza e ad esibirsi anche contro la loro volontà, a beneficio di un pubblico che non guarda realmente, che non prova più niente e da un pezzo e che potrebbe stare in casa a godersi la Tv grande quanto la parete, la Jacuzzi o farsi una striscia di cocaina, e sarebbe uguale.

L’unico personaggio che ha ancora una parvenza di vita è proprio il protagonista, interpretato da Toni Servillo, che potrei definire in gran forma, se tutto non fosse sotto una radice quadrata di atmosfere dimesse e decadenti.

L’Italia che ha guardato il film si divide in due: ci sono giudizi stroncatori da chi l’ha visto, da chi l’ha visto fino ad un certo punto e da chi già sa bene di che cosa si parlerà pur senza averlo visto, perché il cinema Italiano non è originale da almeno 40 anni; ci sono giudizi entusiastici, di chi ha visto in questo esercizio di stile una delle più grandi opere d’arte che si siano mai viste.

Per me la storia ha cominciato ad essere di qualche interesse solo dopo ben 10 minuti dall’inizio del film. Ad un certo punto stavo davvero pensando di cambiare canale, e sintonizzare il mio vecchio TV a tubazzo catodico su Ballarò… un tipo di programma che vedo solo come medicina contro il mio isolamento forzato e per la mia perenne lotta all’ignoranza.

Diciamo anche che mi aspettavo molto peggio, e Sabrina Ferilli sembrava proprio divertita dalla parte che le era stata assegnata.

Ho apprezzato, oltre al protagonista, anche l’editrice, che lo esorta a fare delle interviste, ma lui è ormai annoiato…

Se avessi la possibilità di andare indietro nel tempo di un anno per incontrare me stessa, mi direi di aspettare, di non andare al cinema; mi direi: sette euro o più, per pagare e vedere questo, non sono alla portata delle tue tasche. Ti consiglio di aspettare un anno per vederlo gratis alla Tv… e sopporta un po’ la pubblicità, perché riuscirai a vederlo fino alla fine, nonostante la sua vacua pesantezza. In fondo si vede Roma e si conoscono delle usanze piuttosto bizzarre di un certo tipo di umanità. E sapere è meglio che non sapere, no?

A quanto si dice, gli Americani l’hanno trovato stupendo, e il fatto che molti Italiani non l’abbiano apprezzato, gli ha fatto pensare che gli Italiani non capiscono niente.

Beh, se viene LUSINGATO il loro modo di vedere l’Italia, è matematico che ad essi piaccia molto.

Essi pensano che gli Italiani o siano sempre fermi agli anni ’40 del ‘900, chiusi nelle loro tradizioni e cattolici fino allo spasimo, o che siano degli impenitenti goderecci decadenti.

Della gente normale non hanno un’idea e non gli interessa. Come non interessa ai film Italiani: solo disagiati, immigrati, malati gravissimi terminali, anziani furbi e saggi, bambini saputelli la cui innocenza sparisce appena iniziano a recitare il loro copione… mentre della gente normale, con problemi interessanti perché comuni un po’ a tutti, non importa niente.

Se gli Italiani non capiscono un film Italiano, mi domando cosa ne capiscano degli Americani, capaci di fare un “Mangia prega ama” dove le coppiette a baciarsi a Roma sono in numero maggiore dei ruderi, o capaci di inventare un Capitano Corelli che indossa un anacronistico maglione di 100 anni più avanti nel futuro, presentandosi come un canterino di lirica, senza spina dorsale, anche se va a invadere la Grecia in rappresentanza dell’Italia fascista… Per non parlare di “2012”, dove il Presidente del Consiglio (Monti) secondo loro si unisce a tutti in Piazza San Pietro, insieme al Papa, tutti a pregare, aspettando quieti l’onda anomala… e le famiglie Italiane sono riprodotte come in una cartolina dell’immediato secondo dopoguerra.

Se noi non capiamo niente, figuriamoci loro…

Insomma, non è stato così orribile come pensavo. Sarà che anche una pellicola deprimente come questa non mi può fare più effetto, visto che sono con il morale sotto le suole da talmente tanto, che non sono certa di sorridere, quando mi sento di farlo, e ho anche paura che qualcuno possa attaccarmi se lo faccio, qualora ci riuscissi…

Per i sessantenni, è l’apoteosi della nostalgia: tutto l’amore è concentrato nello spazio tra i loro 16-18 anni, per poi svanire nel niente di adesso. Uhm, scusate se nel niente ci sono anche i loro figli e i loro nipoti, per chi ha abbastanza fortuna e soldi per averne e poterseli permettere.

La colpa dei mali Italiani sta principalmente in questo ostinato guardarsi indietro, nel voler fermare il tempo, nel voler cristallizzare la vita nell’unico momento ricordato da un egoista dallo sguardo molto corto e dall’immaginazione poverissima.

Questa gente grigia si è messa al comando.

I loro valori sono il vendersi senza alcun rispetto, il noleggio di sé stessi e degli altri, l’ostentazione e il piacere massimo a tutti i costi…

Una celebrazione di questo modo di vivere, con anche un ipocrita sottofondo di Requiem, per me non è un’opera d’arte.

Da 1 a 10 metterei un 4 o un 5 stentato. Giusto perché mi aspettavo il solito 3 come voto standard del cinema Italiano.

Sono stata generosa.

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