Colpevole, fino a prova contraria

Ora cominciano i Campionati Mondiali di calcio, ma, come avrete notato certamente, già sono cominciate le polemiche: costruire enormi stadi ed impianti al fianco delle favelas? Ah, che orrore!

Personalmente non mi piace il contrasto tra la ricchezza e la povertà, e vedere delle modernissime strutture affiancate a baracche sovraffollate fa un certo effetto.
Ma, potrete convenire con me, chi abita in grandi città questo lo vede ogni giorno: il barbone che dorme sotto i monumenti, i turisti che si devono destreggiare tra gli ambulanti, e nessuno che parli Italiano, per non parlare dei condomini, dove porta a porta abitano le più diverse famiglie.
Dietro ad un uscio si può sentire la TV accesa, il tintinnare dei piatti, gente che ride e che scherza, mentre dietro quello di fronte regna il silenzio, quando non ci sono grida che gelano il sangue.

Non è colpa delle città, non è che radiamo al suolo Napoli o Milano perché gente di mondi differenti si trova a vivere a stretto contatto.

Inoltre, permettetemi anche una piccola riflessione: piuttosto che impedire la costruzione di impianti nuovi che attireranno denaro e ricchezza, per non parlare di pubblicità, non è il caso di impedire la costruzione di nuove baracche e di salvare il salvabile, per migliorare la vita di coloro che già sono poveri?

Vedo commenti, sento polemiche: certi personaggi grigi, alla Monti, se la prendono con il calcio.
Se la prendono con il divertimento e la distrazione.
Secondo il loro metro, non è la povertà il problema, ma che la gente voglia evitare di pensarci per un po’, divertendosi.
Come se dimenticare per un attimo le tragedie del mondo equivalesse a ignorarle per sempre.
Allora il problema pare essere lo spasso, il divertimento, anche e soprattutto quello sano: come, tu osi scientemente scegliere di vedere il calcio, mentre sull’altro canale c’è la vita disgraziata dell’immigrato del quartiere!?

Non è il calcio il problema. E la vita dovrà continuare, magari in maniera vivibile, se non è chiedere troppo.

Per quel che mi riguarda, il mio sogno segreto, uno dei tanti rimasti tali (sogni e segreti) è sempre stato adottare bambini, sia qui che a distanza. Ma non avendo due soldi in tasca e dovendo stare ancora a parassitare sulle spalle dei miei a causa del fatto che i datori di lavoro offrono schiavitù, per di più in un neo-Inglese che non capisco, benché io conosca perfettamente l’Inglese, non posso permettermi di adottare neppure un gatto. Né qua né a distanza.

La gente che si diverte non è vista di buon occhio. Sono tuttavia viste con favore le macchinette mangiasoldi dove non si vince MAI (perché mai si recupera tutto ciò che ci hai speso dentro, a meno di non spaccarle con un piede di porco); sono fintamente osteggiate quelle pratiche di divertimento dove la testa viene portata all’oblio (sei un ubriacone o un drogato? sei un malato, lo Stato ti passerà il metadone, ti manderà dall’amorevole psicologo, dallo psichiatra che ti darà le pillole che abbattono un mammuth e vedrai gli SMILE dappertutto…).

Chi si diverte coscientemente, invece, è pericoloso, difficilmente manipolabile, difficile da controllare; chi riflette, all’ultimo istante decide di non gettarsi nel pozzo con gli altri, e lo schema perfetto, esteticamente preciso ed equilibrato va a farsi benedire.

La gente non è un mucchio di scatolette: non si deve essere per forza uguali, allineati e coperti.
Quando l’oscenità impazza, essere pacati e moralmente integri diventa strano; mi verrebbe da dire: sii un’oscenità di fronte agli osceni!

Quando dimostri una qualche normalità, o anche di averne solo il concetto, sentirai immediatamente cori di persone a domandarti cosa e normale, ma non vorranno sentire la risposta; vorranno invece dimostrarti come sei gretto a non mettere in dubbio il concetto stesso di normalità. E alla fine sarai tu bollato come razzista, perciò ‘anormale’ all’interno dell’ampio gruppo dei ben-pensanti.

Divertirsi non è un obbligo né ci sono delle regole e delle prescrizioni da seguire.

Non è il divertimento la marca del diavolo.
Non è il ridere il ghigno del diavolo.

Il diavolo è grigio, vuole un mondo ordinato, file e code per i moduli, tutti sistemati e prevedibili, come dentro un bel magazzino, asettico, dove le etichette sono uniformi e indistinguibili; vuole che, per pagare esose ed inique tasse, si vada di persona a cercare gli sportelli, e dire grazie allo Stato per aver legalizzato il pizzo e non dare niente in cambio.
Il diavolo è quello che ci impone delle prediche su quanto siamo cattivi e ingrati, che ci accusa di essere un popolo di evasori, per il fatto di non apprezzare di poter ANCORA vedere il calcio alla TV.

Già, ma un tempo sulla Rai si vedevano tutte le partite, non una ogni tanto. Adesso c’è la stessa quintalata di pubblicità che c’è su Mediaset, perfino quella durante il match, per non parlare di quella bestemmia oscena e disgustosa di quel “reloaded” piazzato addosso al povero Carosello… dove peraltro le scenette sono di una tristezza e uno squallore d’autore.

Le scenette precedenti all’amichevole con l’Irlanda, le avete viste?

Perché dovrei ridere di una coppia di genitori che si nasconde per non aiutare i figli? Perché dovrei aver piacere nel vedere una madre rispondere alla figlia un’idiozia gratuita, mentre tranquillamente si dipinge gli occhi?
‘Sta sottospecie di sberleffo di Carosello non è che un ennesimo contenitore di pubblicità.

Poi ci sono gli spot istituzionali, dove si vede chiaramente che sono stati bei soldi per un’ottima fotografia e una ricerca accurata, ma il cui messaggio sotteso è sempre più minaccioso: si DEVE parlare di Europa. Si deve.

E l’Europa in che termini parla di noi? Si deve parlare di Italiani, in Europa, io dico.
Di vecchi e nuovi Italiani, quelli che c’erano prima, e i nuovi acquisti, e soprattutto di immigrati: a noi arrivano stremati e pigiati; noi li teniamo un anno e più, di nuovo pigiati, nei centri di raccolta; noi abbiamo da pensare a noi e a loro… ma l’Europa che ne pensa?
Il Signor Unione Europea cosa pensa di tutti quei morti, tra quelli in mare e quelli ammazzati da immigrati allo sbando?
Che cosa pensa dei ‘migranti’, a parte chiudere le frontiere e autorizzare la milionesima invasione della Penisola?

Tutti noi portiamo in volto, addosso, nel sangue e nell’anima tutte le invasioni precedenti. Tutti noi abbiamo avi che vengono dal Nord e dal Sud. L’Europa ha in noi i suoi figli, e ci tratta come idioti da macellare.

E in casa, a comandarci, abbiamo i servitori loro, che, per fingere di fare qualcosa e mostrarsi indaffarati, se la prendono con lo sport, non fanno che vomitarci addosso accuse, rendono possibili truffe e non danno peso alle denunce.

L’albero è caduto: era stato detto a tutte le polizie, comunicato a tutti gli sbirri in divisa, tutti sapevano dell’albero pericolante.
Ma l’albero è caduto sulla macchina di una signora, che ne è rimasta schiacciata.
La signora per caso meritava una tale fine, perché era un’ingrata e non voleva pagare il canone? Lo meritava forse perché non piegava abbastanza la testa? Non aveva uno sguardo abbastanza basso?

Ministri e garanti della privacy guardano sempre altrove quando pezzi di mura antiche cadono giù o la gente viene molestata fin sul telefonino per richieste di soldi assurde o per multe ingiuste su tratti di strada non segnalati a dovere.

Diluire per bene il popolo degli scontenti a chi farà comodo? Mettere in concorrenza vecchi e nuovi poveri a chi gioverà?

L’Europa abbandona noi, i suoi figli, ma per qualche motivo ci vogliono far credere che è per colpa nostra.

Beh, quando siete accusati ma non sapete cosa avete fatto, NON l’avete fatto.
Fino a prova contraria siamo innocenti; fino a prova contraria gli Italiani sono innocenti, e andate a farvi friggere voi e le vostre minacce. E, infine, il calcio me lo guardo lo stesso!

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